I sogni dei non vedenti e dei sordi sfidano le nostre assunzioni su cosa sia un sogno. Se il cervello costruisce il sogno partendo dall'esperienza sensoriale, cosa succede quando alcune esperienze sensoriali mancano del tutto?
La ricerca in questo campo è limitata ma affascinante — e rivela qualcosa di profondo sulla plasticità del cervello e sulla natura dei sogni.
I sogni dei non vedenti
La ricerca distingue tra ciechi congeniti (dalla nascita) e chi ha perso la vista in età adulta.
Chi ha perso la vista dopo i 7 anni continua a sognare con immagini visive per molti anni — alcune persone riferiscono sogni visivi decenni dopo la perdita della vista. La memoria visiva persiste nel cervello e continua ad alimentare i sogni.
I ciechi congeniti (nati ciechi o diventati ciechi prima dei 5 anni) non sognano in immagini visive nel senso tradizionale. Ma i loro sogni sono tutt'altro che privi di contenuto. Sono ricchi di informazioni uditive, tattili, olfattive, gustative, e propriocettive — le modalità sensoriali che usano nella veglia.
Uno studio di Hurovitz et al. (1999) e successive ricerche hanno mostrato che i ciechi congeniti sperimentano sogni lucidi con frequenza simile ai vedenti. La lucidità — il riconoscimento di stare sognando — non dipende dalla presenza di input visivi.
I sogni lucidi dei ciechi congeniti spesso hanno una qualità di presenza più pronunciata nelle altre modalità: il suono di un ambiente è descritto con una ricchezza e un dettaglio che i vedenti raramente raggiungono nelle loro descrizioni visive.
Un dato sorprendente: i ciechi congeniti riportano più incubi che i vedenti. La ricerca ipotizza che l'assenza di visione renda più vulnerabili a pericoli nella vita reale, e che il cervello elabori questa vulnerabilità con maggiore frequenza nel sogno.
I sogni dei sordi
La situazione è diversa per i sordi. La vista è la modalità sensoriale dominante nei sogni di chi non sente — e questo rimane vero anche per i sordi congeniti.
I sordi congeniti sognano spesso usando la lingua dei segni: i personaggi onirici comunicano in LIS, ASL, o la lingua dei segni della propria cultura. Alcuni ricercatori hanno documentato sogni in cui il sognatore non capisce la lingua dei segni usata dai personaggi — producendo il tipico senso di confusione comunicativa che i sogni spesso portano.
Anche i sogni lucidi dei sordi congeniti sono tipicamente visivi. La lucidità si esprime attraverso la vista e il corpo — non attraverso l'udito.
Cosa ci insegna questo
I sogni dei non vedenti e dei sordi mostrano quanto il cervello sia adattivo: costruisce il sogno con le risorse disponibili, compensando le modalità mancanti con quelle presenti.
Mostrano anche che la lucidità — il riconoscimento metacognitivo di stare sognando — è un fenomeno neurologico che non dipende da una modalità sensoriale specifica. È una funzione dell'attivazione frontale che può esprimersi in qualsiasi "linguaggio" sensoriale sia disponibile.
Per i praticanti vedenti e udenti, questo offre una prospettiva: i sogni sono molto più che immagini visive. Le dimensioni sensoriali che di solito non nottiamo — la texture, il suono ambientale, la propriocezione — sono sempre presenti nel sogno. Imparare a notarle può arricchire significativamente l'esperienza.
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